E’ trascorsa una settimana dal giorno in cui si è scritta una delle pagine più desolanti del calcio a Sorrento. I colori rossoneri tornano nei dilettanti dopo otto intense stagioni nel professionismo. A bocce ferme, con il cuore ancora triste e sconsolato, analizziamo i principali protagonisti di questa stagione infernale posizionandoli in tre gironi.

 

I POVERI ILLUSI – Coloro che ci provarono ma non ci riuscirono

Villagatti
Unico baluardo della retroguardia rossonera. L’unico in grado di non deragliare mai. Sempre l’ultimo a mollare ed è merito suo se il Sorrento è riuscito a scongiurare la retrocessione con largo anticipo.

Maiorino
I suoi gol e la sua tecnica hanno tenuto a galla il barcone rossonero, finchè possibile. Si eleva con faciltà tra la mediocrità dei suoi compagni. Sarà tra i pochi che l’anno prossimo potremo rivedere ancora tra i professionisti.

I giovani della rosa: Canotto, Lettieri, Terminiello, Pantano, Caldore, Lalli, Vitale,…
Prima dell’avvento dell’era Gambardella-D’Angelo, Sorrento è sempre stato un bel trampolino di lancio per giovani promesse. L’avvento di Chiappino in panchina sembrava una sterzata per poter ritornare sulla linea verde ed invece è stata solo un’illusione. Con il ritorno di Simonelli mancava soltanto il cartello “Vietato ai minori di anni 28” fuori lo spogliatoio.

 

GLI ANONIMI – Coloro che passarono inosservati ma incisero comunque negativamente

Polizzi e Miranda
L’eredità di Gegè Rossi è un macigno dal peso irresistibile, soprattutto dal punto di vista del carisma e della personalità proprie soltanto dei grandi numero 1. Giovani e incostanti, alternano prestazioni di notevole spessore a clamorosi, e purtroppo fatali, errori da principianti.

Chiappino (allenatore)
Dopo un’intera carriera dedicata al calcio giovanile, arriva a Sorrento per la sua prima esperienza su una panchina alla guida di una ‘prima squadra’. A parte il buon contratto che riesce a strappare, viene immediatamente abbandonato dalla dirigenza e si ritrova a dover tamponare con il preparatore dei portieri il mancato ingaggio di un allenatore in seconda. Il suo Sorrento esprime un buon calcio riuscendo a seguire anche le indicazioni per l’utilizzo di giovani rispettando il limite dell’età media (utile per le casse societarie). I risultati però stentano ad arrivare. Paga con l’esonero alcuni errori di inesperienza nello gestire uno spogliatoio e nel motivare a dovere un gruppo che si dimostra estremamente fragile psicologicamente.

Pitino (dir.sportivo)
Fa le valigie dopo neanche due mesi, il tempo di trascorre le vacanze in Costiera allestendo comunque un organico competitivo e di buon livello per la categoria (almeno sulla carta), lasciando il Sorrento orfano del suo direttore sportivo ancor prima di cominciare il campionato. Rescinde il contratto con il consenso della società (che gli paga anche le laute spettanze) e passa al Catania. Oggi però può ‘festeggiare’ due retrocessioni nella stessa stagione.

 

GLI IMBARAZZANTI – Coloro che indegnamente affondarono la nave rossonera

Benci
Erano decenni che in Costiera non si vedeva un difensore capace di lasciare un’impressione talmente negativa. Parte malissimo, al punto che tra i tifosi si vociferava che “aggiustasse” le partite, per poi migliorare alla distanza. D’altronde sarebbe stato impossibile poter far peggio. La serie D, o categorie inferiori, lo attendono a braccia aperte.

Catania
Da un giocatore del suo calibro, con un pedigree di lusso per la categoria, era doveroso attendersi qualcosa di superiore alla media. Gli anni si fanno sentire, la gamba è sempre più pesante e dalla corsia esterna si sposta nel cuore del centrocampo dove il rendimento è comunque altalenante. In effetti, le prestazioni migliori arrivano soltanto nel finale di stagione contro avversari ormai ‘appagati’ mentre per il resto della stagione è stato quasi umiliato da ragazzini animati da tutt’altra grinta e determinazione.

Danucci
Il capitano dei rossoneri non si distingue nel gruppo. Autentica delusione, dimostrandosi un calciatore ormai ‘arrivato’, giunto in Costiera a svernare in attesa di appendere definitivamente le scarpette al chiodo. Una squadra che perde ben nove partite in casa (record negativo nella storia del Sorrento) pecca di personalità e la figura del capitano senza un bricioli di carisma è tra i principali colpevoli.

Musetti
Vincolato da un contratto da nababbo della categoria, l’attaccante rossonero spreca tutte le sue chances ed entra di diritto tra i più grandi ‘bidoni’ del Sorrento calcio di tutti i tempi. Considerati gli interminabili e costanti infortuni, intervallati da prestazioni da incubo, dovrebbe restituire lo stipendio indegnamente guadagnato. E’ una questione di dignità e rispetto.

Simonelli (professore)
Sono i numeri a dircelo: è un allenatore perdente. Non ce ne voglia la sua immensa cultura con cui si è conquistato il suo appellattivo, il tecnico napoletano ormai è il “Professore dei fallimenti”. La ‘dirigenza’ del Sorrento, alla ricerca di un allenatore navigato, lo richiama in panchina a metà novembre con la speranza di poter scuotere la squadra e cambiar volto alla stagione. Il risultato non è dei migliori, la mano del tecnico è impalpabile, il gioco latita e i calciatori fanno sempre il bello ed il cattivo tempo a loro piacimento fino a quando si sfiora il fondo – dopo la sconfitta interna con l’Ischia – e avviene l’incontro (rispettoso e pacifico) con una delegazione di tifosi nello spogliatoio. I giocatori si capacitano e si rianimano mentre l’allenatore si rende conto – per magia – che il sistema di gioco utilizzato non è quello giusto. Il Sorrento scala la classifica, va agli spareggi, fa harakiri nella gara d’andata, un mezzo miracolo nel ritorno fino a quando nell’intervallo gli parla l’allenatore: “Tranquilli, senza fretta! Ora abbiamo 45 minuti per fare un gol…”.
Con molta probabilità, la recente delusione regalata ai tifosi sorrentini sarà anche l’ultima di una carriera che può vantare un ben poco invidiabile ‘palmares’.

D’Angelo (amministratore)
Gambardella gli regala il Sorrento (sommerso di debiti), Ronzi e Durante non lo abbandonano e gli garantiscono un contributo che poche società della categoria possono permettersi, all’avvocato D’Angelo non resta altro che fare del proprio meglio ed in due anni traghetta la squadra all’inferno. È il Caronte rossonero. Sarà anche un buon amministratore (di cui non si fa mancare retribuzione) ma in ambito sportivo ha ostentato tutti i suoi limiti, non azzeccando neanche una scelta durante la sua gestione. E sopratutto, cosa ben più grave, facendo ‘tabula rasa’ intorno al Sorrento calcio, disamorando l’intera piazza che non riesce più ad emozionarsi con questi colori.

Scala (dir.generale)
No comment. Basta ricordare soltanto l’episodio in cui a fine partita vietò alla squadra di andar a festeggiare sotto il settore dei tifosi.

 

In un mare di errori e incompetenza, fortunatamente c’è ancora qualcuno da salvare. Un uomo che in queste settimane soffre più di tutti per le disgrazie rossonere, perchè non c’è nessuno al mondo che ama il Sorrento più di lui: Franco Imperato (segretario).
Ultima traccia di sangue rossonero in società. Ormai un pezzo di storia vivente del Sorrento Calcio. Costretto a lottare – contro i mulini a vento – per salvaguardare il nome e soprattutto l’onore di questa maglia. Nel suo ruolo è tra i più competenti in Campania e non solo, stimato da colleghi e tutti gli addetti ai lavori, un fuoriclasse che l’attuale dirigenza non ha saputo sfruttare, limitandolo sempre più a mero esecutore. Era il motore a propulsione degli anni vincenti ed ora è diventato l’ultima ruota del carro, umiliato a rincorrere l’amministratore per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati.
In caso di ripartenza o di rinascita, non c’è dubbio che è da lui che bisogna cominciare, affidandogli maggiori responsabilità e poteri decisionali.

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