SERVIZIO DI STEFANO SICA

Il parto è avvenuto, lungo e doloroso. Ma, proprio per questo, ancora più emozionante. Il calcio in penisola rinasce col Città di Sorrento di Franco Giglio, grazie al titolo sportivo del Sant’Agnello che nell’ultima stagione ha disputato il campionato di Eccellenza regionale. Una fumata bianca attesa da tempo, vincolata ad un accordo difficile quanto indispensabile con l’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Cuomo circa l’utilizzo del campo Italia. Giovedì sera, finalmente, il via libera. Dopo settimane di dubbi, incertezze e trattative serrate. Un’intesa sancita dalla stretta di mano tra Giglio, già artefice dell’epopea rossonera in partnership con Antonino Castellano, ed il sindaco Cuomo, con la mediazione decisiva dell’Assessore allo Sport Mario Gargiulo. Il Città di Sorrento adesso chiederà il ripescaggio in serie D, poi formalizzerà l’iscrizione in Eccellenza. In questo senso filtra grande ottimismo circa una partecipazione al massimo campionato dilettantistico, anche se i tempi per una schiarita definitiva non saranno brevissimi. Tuttavia la programmazione per la prossima stagione è già partita da un bel po’. Il Sorrento, quindi, torna protagonista. E lo farà ancora con Mario Turi in panchina. Ci si guarda intorno alla ricerca di elementi pregiati in grado di alzare qualitativamente il livello del roster rossonero e Antonio Del Sorbo, ad esempio, è uno dei profili valutati dalla dirigenza insieme ad altri di primissima fascia (l’attaccante piace anche all’ambizioso Pomigliano di Sorianiello, che punta persino Nello Ferraro). Insomma, al di là della categoria, il nuovo Sorrento non reciterà un ruolo da comparsa. Logico che questa neonata realtà stia già rimestando nell’entusiasmo e nelle speranze di una città disillusa e psicologicamente condannata a sentirsi ostaggio di gestioni scellerate e senza via di uscita. Il Città di Sorrento, allo stato attuale, può godere di un corposo benefit di credibilità tra la stragrande maggioranza del popolo rossonero che oramai ha abbracciato senza indugi il progetto Giglio. Ciò anche per merito di quei tifosi ed addetti ai lavori che negli ultimi mesi hanno facilitato questa operazione guardando lontano e in maniera assai lungimirante quando altrove montavano perplessità e gelosie di vario tipo. E il Sorrento Calcio? Una scatola vuota seppellita da montagne di debiti e condannata al fallimento societario. Una circostanza neanche negata privatamente da qualche esponente del club. E confermata tout court dalla volontà del suo azionista di maggioranza di andarsi a rilevare il titolo di un’altra società in serie D. Un “nonsense” che ancora oggi lascia stupefatti soprattutto in relazione alla fretta di concludere con l’ex amministratore, l’avv. D’Angelo, l’acquisizione del vecchio Sorrento a campionato in corso e con una squadra prossima alla retrocessione. E’ in questo sottobosco di equivoci e strani movimenti che è svanita l’attendibilità di chi si è autodefinito il patron del Sorrento. Quello che resta del sodalizio che è stato capace di mettere in fila tre retrocessioni consecutive in una condizione di coma tecnico, astenia finanziaria ed improvvisazione societaria, andrà in esilio lontano da Sorrento. Lasciando sul tappeto macerie, lacrime, sangue e tanti interrogativi inevasi. A cominciare dalla grana degli stipendi non pagati a calciatori e maestranze. Per finire all’assurda convocazione, circa un mese fa, di una parte degli effettivi per un allenamento mattutino nonostante i ranghi fossero sciolti da tempo. Un provvedimento inutile ed inspiegabile, avvenuto al culmine di una epurazione tecnica lenta e chirurgica, gestita dalla società ed avallata dal trainer Claudio Pirone. Il tutto in un tripudio di proclami e false promesse, esternate da chi ancora oggi non ha pudore nel replicare le stesse litanie. Pochi fatti e un fiume di parole che si sono trasformate presto in un incubo itinerante senza sbocchi. I falsi Re sono nudi, inchiodati da una realtà che ha presentato il conto. Ma tutto questo, fortunatamente, è alle spalle. Perché si riparte con un soggetto pulito e che saprà riconnettersi sentimentalmente al proprio territorio, come un tempo. La dignità è recuperata, finalmente. La storia si è già rimessa in moto. Il Sorrento, dunque, rinasce con Franco Giglio. Con colui che l’ha reso grande. Il bello, c’è da giurarci, deve ancora venire.

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