SERVIZIO DI STEFANO SICA. E’ stato l’artefice in questi anni del piccolo miracolo Atletico Casalnuovo, compagine partenopea traghettata fino in Eccellenza con la promozione in D sfiorata solo ai play-off. Da qui il giusto premio con la chiamata del Marcianise in D. Una novità per lui. E una sfida da affrontare con nuove ambizioni e rinnovati stimoli. Carlo Sanchez, neo trainer dei gialloverdi, debutterà domenica prossima in questa categoria contro il Sorrento del Pampa Sosa. Sarà un giorno indimenticabile. “Sono partito dal basso e penso di aver fatto sempre bene in questi ultimi anni – esordisce Sanchez -. Mi cimento in questa nuova avventura con grande voglia, del resto io amo il calcio e in questo lavoro ci metto tutta la passione e tutta la professionalità possibili”.

Lo scorso anno il Marcianise ha sfiorato a sorpresa una promozione che sarebbe entrata nella storia non trovandosi nel novero delle favorite. Adesso qual è l’obiettivo stagionale?
“Non abbiamo un obiettivo preciso. La mia è una squadra giovane che va valutata partita dopo partita. E’ logico che nelle speranze della società e dei tifosi ci sia il sogno di ripetere quanto fatto nell’ultimo anno. Ma dobbiamo muoverci passo dopo passo e solo in seguito si potrà vedere dove saremo arrivati e di che pasta siamo fatti”.

Mercato finito?
“Con l’arrivo di Pasquale Carotenuto possiamo dire che per ora siamo al completo”.

Situazione infortunati?
“C’è un dubbio solo su Allegretta e Conte. Valuteremo in questi giorni, speriamo di recuperarli”.

Del Sorrento che ci dice?
“Mi sembra abbia una squadra di valore, penso a Visone, Visciano, Vitale e allo stesso tecnico, il Pampa, che, non fosse altro che per un carisma personale e mediatico, può essere un trascinatore. E’ una rosa competitiva”.

Oggi, però, l’ambiente vive una fase di depressione. Peraltro legittima.
“Lo credo bene. Il Sorrento è stato vicinissimo alla B e l’avrebbe meritata per la propria tradizione. E’ stato un peccato enorme non raggiungerla. E’ una piazza che ha un tessuto economico importante e che deve stare nel professionismo. Poi sono iniziate le difficoltà. E credo che anche quest’anno non sia stato facile rinunciare all’apporto di una famiglia importante, anche per l’economia nazionale, come quella di Aponte”.

E poi c’è il problema stadio.
“Ma questo è un problema campano, non solo sorrentino. Tra l’altro viviamo in una fase in cui vengono introdotte regole su regole che non danno alle società il tempo necessario per mettersi a norma. Prendete l’Arzanese, penalizzata da questo fattore. Oggi è impossibile fare calcio così, si possono avere i progetti più ambiziosi ma sarebbe come costruire un palazzo senza fondamenta”.

Con che modulo tattico si presenterà al cospetto del Sorrento?
“Negli ultimi anni ho adottato il 4-2-3-1. A Marcianise sto sperimentando il 4-3-3 ma non mi piace fossilizzarmi su una sola idea. Tutto è modificabile in base alle risposte che mi daranno i calciatori a disposizione, perché bisogna pur sempre scegliere studiando le loro caratteristiche. Un aspetto per me è imprescindibile: la linea difensiva a quattro”.

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