E’ una colonna di TuttoSorrento.com. Maurizio Longhi, giornalista di Portici, ma di “stanza” a Sorrento, è un’autentica rivelazione per la costiera-calcistica. Per i tifosi rossoneri, che l’hanno adottato apprezzandone le doti umani e professionali, è diventato un punto di riferimento, specie per le sue rubriche e i suoi servizi giornalistici che offrono qualificate analisi del momento presente e un suggestivo soffio di amarcord delle gesta passate. Oggi, con la sua intervista, si chiude la settimana di TuttoSorrento dedicata ai colleghi del panorama informativo.

Caro Maurizio, stavolta “suoniamo e cantiamocela da soli”. Ti intervistai nell’autunno scorso in qualità di addetto ai lavori. Ti definii un “sorrentino d’adozione”. Oggi sei una colonna di TuttoSorrento.com, progetto che hai dimostrato di vivere e di amare, profondendo impegno “qualificato” e sacrifici gratuiti. La prima domanda attiene alla tua sfera professionale: quale articolo, servizio o aneddoto ti è rimasto particolarmente impresso da redattore del nostro portale?

“Mah, ce ne sarebbero tanti. Mi viene subito in mente la risposta di Zoff alla domanda se ricordasse quella storica partita del 29 agosto ’71: “Sì, ricordo soprattutto la delusione, perché non giocavo nel Sorrento…”. Fantastico! Mi sono venuti i brividi, aveva vinto tutto quello che c’era da vincere e ricordava quella partita amara. Poi mi ha spiegato cosa non andò per il verso giusto: approccio sbagliato, reazione timida e altri fattori ancora. Mi ha lasciato molto sorpreso anche la voce meravigliata di Nando Scarpa, mi ha risposto la moglie al telefono e, quando le ho detto che si trattava di una intervista sul Sorrento, si è lasciata andare ad una espressione di gioia che ha contagiato anche l’ex rossonero, che era accanto a lei, e che mi ha concesso davvero una bella intervista. Era la settimana in cui si preparava la trasferta di Teramo dopo il blitz di Chieti, le parole di Scarpa mi hanno colpito: “Loro sono primi in classifica ma a NOI servono punti”. Come se sentisse ancora sulla pelle il senso di appartenenza ai colori rossoneri. Subito dopo ho chiamato anche Bruscolotti, che pochi giorni prima era a Dubai da Maradona e, appena introdotto l’argomento Sorrento, si è mostrato aggiornatissimo: “E’ quartultimo, ma la classifica è corta…”. Quelle parole mi hanno trasmesso una carica e non è un caso che si sia inanellato un filotto di risultati utili che ci hanno fatto risalire la china. Ce ne sarebbero ancora tanti di aneddoti, come la lucidità con cui Tascone mi ha raccontato la sua esperienza in costiera in qualità di allenatore, pochi giorni dopo mi ha richiamato per ringraziarmi. Grazie a TuttoSorrento.com mi sono tuffato nella storia del calcio sorrentino, però, mi sarebbe piaciuto tanto realizzare una intervista che, purtroppo, non è più possibile. Mi sarei fatto raccontare volentieri da Gennaro Rambone la marcia su Roma, quando al “Flaminio” si piegò la Turris”.

Vivi a Portici, ma oramai i giornalisti della costiera e i tifosi del Sorrento ti considerano “uno di loro”. Come ci hai conquistati?

“Non mi sembra vero. Essere considerato un sorrentino è così bello che, quando ci penso, non ci credo. Ma, del resto, è un po’ come quando si incontra per la prima volta l’anima gemella, senti un sommovimento interiore che si ripete ogni volta. La stessa cosa mi è successo quando da piccolo misi piedi per la prima volta nella terra delle Sirene, già sognavo la professione del giornalista e, nel mio cuore, sperai di ritornarvi per lavoro. Ti lascio immaginare la mia sorpresa quando, tre anni fa, nei primi giorni di settembre, mi trovavo nella redazione del giornale per cui collaboravo e mi dissero: “Vuoi seguire il Sorrento?”. Il disegno si stava compiendo, la profezia si avverava, nella vita nulla accade per caso. Era destino che la mia strada dovesse incrociarsi con quella della costiera, sicuramente Qualcuno lì in alto mi ha condotto qui e spero di restarvi vita natural durante. Quindi, non ho fatto nulla per conquistarvi, sono stato semplicemente uno di voi. Da sempre”.

So che, nel corso della stagione, hai ricevuto un riconoscimento particolare da un congiunto di un calciatore. E’ forse l’aspetto più bello del calcio. Senza dire “chi” o entrare troppo nei dettagli, che attengono ad una sfera personale, quanto ti ha fatto piacere?

“Un gesto straordinario, ho pensato a quanto sia difficile la carriera giornalistica, ma questi ricordi valgono più di tanti successi professionali. Sono questi aspetti che danno una forza ulteriore per andare avanti, non mi aspettavo un tale riconoscimento, dal momento che non avevo fatto nulla di particolare, ma mi sento di ringraziare ancora gli “artefici” di un gesto carico di generosità e ricchezza d’animo. Anche se ho come l’impressione di non ringraziarli mai abbastanza…”.

Parliamo del Sorrento. La tua opinione sulla squadra rossonera la esprimi ogni settimana nell’oramai celebre rubrica de Il Punto. Ma adesso dammi un elemento di novità. Ce la faremo?

“Ce la dobbiamo fare, tutto sommato, ce lo meritiamo anche. Ma il discorso andrebbe allargato perché, nel calcio, ci sono degli aspetti di cui tengo conto, uno di questi attiene alla legge dei grandi numeri. L’Arzanese era proprio la squadra che volevo evitare: battuta due volte in campionato e con l’entusiasmo a mille per un girone di ritorno da autentica protagonista. Ci sono tanti esempi, nel calcio, di squadre che, dopo aver battuto più volte un’avversaria, sono state beffate dalla medesima nelle sfide da dentro o fuori. Facciamo i debiti scongiuri, speriamo che siano solo chiacchiere, anche perché non esistono regole nel calcio. E poi, visto che ho aperto al gioco dei numeri, il Sorrento negli ultimi tre anni ha perso due volte i play off e l’anno scorso i play out, Simonelli ha quasi sempre steccato gli spareggi, prima o poi l’incantesimo dovrà finire? E sarà questo l’anno buono?”.

So che sei una persona che sente forte il legame con la fede e con Dio. Senza voler essere profani, hai fatto una sorta di “voto” in caso di permanenza in Lega pro?

“Quest’anno ho saltato una trasferta, non molto lontana, per un ritiro spirituale in convento e il Sorrento ha vinto. Diciamo che, in caso di salvezza, l’anno prossimo potrei rinchiudermi ogni domenica tra grate e confessionali in atteggiamento ieratico. Per il bene dei rossoneri, lo farei volentieri ma, c’è da dire, che da quella domenica le cose migliorarono. Magari, prima della partita di domenica, potrei fermarmi un po’ in preghiera prima di recarmi allo stadio. Naturalmente si ironizza, la fede in Dio è una componente importante della mia vita, del resto Sorrento è un posto che esalta la mia spiritualità. Però, ad essere sincero, una spiritualità da Lega Pro è molto più sentita…”.

Indipendentemente dal risultato dei play out, come vedi il futuro del calcio a Sorrento?

“Purtroppo regna l’incertezza pare che, da parte di tutti, si voglia stendere un velo di pietoso silenzio quando si parla di futuro. Si è concentrati a salvarsi sul campo e, del resto, è ciò che penso anch’io. Pensiamo a tenere alta la nostra dignità sul rettangolo di gioco, manteniamo la categoria sul campo sperando che la prossima estate non sia così rovente sul fronte della stabilità societaria. Che la situazione non sia rosea è un dato oggettivo, ma il futuro è troppo nebuloso per potersi esprimere. Molto dipende dalla permanenza in Lega Pro, qualora si riuscisse ad ottenerla, si dovrebbero unire le forze per proseguire questo cammino mentre, nel peggiore dei casi, si potrebbe fare tabula rasa e ripartire da zero. Ma sono discorsi che non possono trovare un riscontro immediato, ciò che mi auguro è che si trovi un punto di incontro sulla querelle relativa allo stadio. Con che coscienza se ne fa un bastione da campagna elettorale per poi traccheggiare così? Non vorremmo che quella per lo stadio diventi la voce di uno che grida nel deserto”.

Un appello ai tifosi rossoneri.

“Ai tifosi del nostro caro Sorrento più che un appello mi sento di fare un augurio: quello di vivere stagioni entusiasmanti insieme. Sento di volere un bene immenso ad ognuno di loro, quanto mi piacerebbe festeggiare tutti insieme la permanenza in Lega Pro. Ci prenderemmo poi due mesi di riposo attendendo i derby con i cugini stabiesi, salernitani, oplontini. Ma mi sto spingendo troppo al di là, comunque, continuiamo ad amare sempre questa maglia, indipendentemente dalla categoria”.

Grazie, amico.

“Che effetto stare da quest’altra parte durante un’intervista! Finiamola qui altrimenti va a finire che mi affeziono e dismetto penna e microfono. Grazie a tutta Sorrento e un forte abbraccio a tutti”. 

Giuseppe Damiano

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