SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI. “Sì, la ricordo quella partita”, è la voce del “Baronetto di Posillipo”. Gianni Improta, in quella calda notte di fine agosto nel 1971, salì le scale degli spogliatoi del San Paolo per affrontare il Sorrento mai immaginando di soccombere. Lui è stato uno storico giocatore del Napoli, ha indossato per anni la maglia azzurra contribuendo a nobilitarne nome e immagine con la sua classe. È stato uno dei tanti grandi calciatori che hanno calcato l’erba del San Paolo, erano anni in cui i talenti partenopei indossavano la casacca della squadra della loro città. La ricorda quella partita storica per il popolo sorrentino, quando una squadra di provincia andò a fare la voce grossa in casa di una big del calcio italiano. Un po’ come un ragazzino sognatore che, di punto in bianco, si ritrova catapultato in un altro mondo e scopre di poterlo anche conquistare. È la sensazione che ha provato quel Sorrento, una squadra appropriatasi di sembianze umane, una creatura dai sentimenti più profondi ma con l’aspetto da gigante. Basta una notte per sentirsi grande. Più grande di una squadra che l’anno prima aveva lottato per vincere lo scudetto chiudendo, tra l’altro, il campionato con la difesa meno battuta. La stessa, più o meno, che capitolò sul rasoterra mortifero di Paolino Bozza. Sì, nel calcio può succedere anche questo, e chi compie una simile impresa poi non la dimentica più e la tramanda di generazione in generazione.

Gianni Improta fu uno di quelli che si batté con tutto se stesso per evitare quel tonfo, ma non ci fu niente da fare e, in esclusiva ai nostri microfoni, ci racconta ciò che conserva di quella gara: “Per il Sorrento fu una bellissima soddisfazione, noi eravamo una grande squadra di serie A, loro erano appena stati promossi in serie B, ci misero tutto ciò che avevano per fare bella figura e riuscirono addirittura ad imporsi. Ricordo il grande ardore dei giocatori costieri, ci misero in netta difficoltà anche se poi quella sconfitta fu indolore dal momento che riuscimmo comunque a superare il girone e andare avanti nella competizione. Se proprio vogliamo addolcire la pillola, possiamo dire che ci fece piacere che fu proprio il Sorrento a batterci, ma questo lo diciamo con il senno di poi perché quel flop non compromise le nostre chance di qualificazione che, invece, sfruttammo nelle gare successive”. Dalle cronache recuperate dagli archivi, si celebrò la grande intraprendenza del Sorrento con il Napoli a cui non restava altro che recitare un mea culpa. Il posillipino ce lo conferma: “E’ vero, giocammo sottotono ma per diversi fattori. Eravamo ancora in fase di preparazione, non eravamo ancora pronti, mentre il Sorrento sembrava avere qualcosa in più anche sotto il profilo atletico. Infatti meritò assolutamente di vincere, questo possiamo dirlo per certo senza timore di essere smentiti. Non eravamo brillanti, le nostre gambe erano imballate, guardando il bicchiere mezzo pieno, possiamo dire che quella sconfitta ci fece capire molte cose sulla nostra condizione”. Purtroppo, il calcio è imprevedibile, ti issa sugli altari e poi ti fa sprofondare nella polvere. È sottile il confine che separa gli onori dai processi. Quel Sorrento capace di andare a dettare legge al San Paolo, ritornò nel baratro della serie C dopo solo un anno di cadetteria. Come se quella vittoria dissimulò le lacune della compagine di mister D’Alessio: “Evidentemente la soddisfazione fu tale che si ritenne quell’organico già pronto per disputare una dignitosa stagione di serie B, tenendo lontano lo spettro della retrocessione, invece, fu un errore e per quel Sorrento fu una stagione amara”.

In quella partita, a militare nelle file azzurre c’era anche Enzo Montefusco, rientrato dal prestito a Foggia. Anche lui era un patrimonio della società, non è un caso che abbia alle spalle una lunghissima carriera come calciatore del Napoli. Mister Chiappella, quella sera, schierò la migliore formazione, dovette rinunciare solo a capitan Juliano, il quale restò a bordo campo non avendo ancora risolto la propria situazione contrattuale con la società. Ma, nella mente di Montefusco, emerge una certa foschia al ricordo di quella partita: “Sono passati più di quarant’anni e non ne ho un ricordo limpido, cioè, non ricordo i dettagli, ma la sconfitta sì. Perdemmo meritatamente contro un Sorrento sbarazzino e, galvanizzato dalla promozione in serie B, giocò con il cuore riuscendo a strappare un successo su cui potevamo recriminare ben poco”. Legittimo che, nella terra delle Sirene, sia ancora vivo il ricordo di quel blitz perché “noi eravamo un top club di serie A, loro erano di una categoria inferiore ma ci imbrigliarono bene con impeto e agonismo, immagino la grande soddisfazione per il Sorrento venire a vincere al San Paolo. Ci credo che è una partita entrata nella storia del calcio in costiera, i protagonisti di quell’impresa sicuramente ricorderanno meglio tutte le emozioni di quella serata”.

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