(SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI – foto di Carmine Galano) L’asse che funziona. Non ci riferiamo a quello che nella storia ha partorito esiti nefasti, ma a quello centrale del Sorrento. Soprattutto a quello di centrocampo, non ha sfigurato neanche quello di retroguardia ma c’è la macchia del gol con Marcucci lasciato troppo libero. In mediana, invece, Visone e Iuliano hanno dato davvero molto in termini di qualità, agonismo e intensità. L’ex Foggia, sin dalle prime battute, ha iniziato a pressare gli avversari e a mordergli le caviglie. Quest’atteggiamento tra il determinato e l’irruento ha indispettito i tifosi sarrastri che, rumoreggiando ad ogni fallo, hanno condizionato l’arbitro che, dopo alcuni interventi decisi del numero 8 rossonero (un parolone chiamarli falli), gli ha estratto il cartellino giallo. Per quanto riguarda, invece, il giovane Iuliano, classe ’93 e scuola Napoli, ha sciorinato una tecnica non indifferente, fatta di passaggi precisi e improvvisi cambi di passo. Il ragazzo ha dato prova anche di grande personalità non disdegnando percussioni palla al piede ma, nello stesso tempo, ha perso diversi palloni in modo ingenuo per aver tenuto troppo tempo la palla tra i piedi. Ha voluto un po’ strafare, inconsciamente lo sa bene anche lui, come se intendesse spadroneggiare e annientare anche la resistenza avversaria. Eccedere in personalismi è sempre rischioso e Iuliano, pur dotato di una tecnica di spessore, deve contenere la sua voglia di dimostrare il suo talento. I due si completano a vicenda, l’uno serve all’altro, l’esperienza di Visone può favorire la crescita di Iuliano, l’energia di quest’ultimo può sopperire alla fatica del compagno di reparto. L’intesa è parsa buona, la coppia è ben assortita, sono separati giusto da dieci anni di differenza, ecco perché l’uno fa al caso dell’altro. Soprattutto quando si tratta di pedine che formano una squadra. Non è un caso che molti club si stiano assecondando la linea che prevede di allestire gli organici con un mix di gioventù ed esperienza. Sembra essere anche la scelta del Sorrento targato Pampa Sosa, perché l’altro asse che potrebbe diventare un punto di forza è quello centrale di difesa. Anche qui ci troviamo un vecchio e un bambino in stile gucciniano. Uno è l’argentino Garbini, l’altro è Frison. Entrambi hanno comandato la difesa facendo sì che, soprattutto nel primo tempo, non si corressero grossi pericoli, come a delimitare la zona a rischio rendendola inaccessibile. Marcucci è stato visibilmente disinnescato, ma è bastata una piccola distrazione che il bomber non ha perdonato. La macchia su una buonissima prestazione è stata anche figlia di un assetto di squadra che necessitava di essere ricomposto dopo l’espulsione di Vitale. La speranza è che la prossima partita, anche l’altro asse, quello d’attacco, possa eccellere, peccato che Vitale non si sia comportato da cecchino, altrimenti le cose sarebbero cambiate. Bisogna ripartire da ciò che funziona, ci sono sempre dei lati da smussare, ma il centro della squadra sembra essere ben solido.

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