SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI.  Il tifoso del Sorrento ha dovuto vivere emozioni diverse in questi ultimi anni, sempre in appendice di campionato. Tre anni fa, il tifoso del Sorrento, sognava in grande perché, per un anno intero, ha sperato di aggiudicarsi la leadership del girone approdando direttamente in quella serie B che mancava da 40 anni. Era stata costruita una squadra fortissima, che girava intorno a quel Paulinho che metteva a ferro e fuoco le difese avversarie a suon di gol. Quel bomber, che indossava la casacca rossonera, ora si appresta a mettersi alle spalle una stagione amara per il suo Livorno ma che l’ha consacrato come uno capace di fare la differenza anche in massima serie. Quindici sono stati i suoi centri, anche se non sono serviti ad evitare il ritorno tra i cadetti per la compagine labronica. Il tifoso del Sorrento, viveva una stagione entusiasmante, il sogno di conquistare la promozione andò avanti fino ai play off, giocati contro un Verona in ascesa ma che a Sorrento, in campionato, era stato steso proprio da Paulinho con una doppietta. Una delle domeniche più belle per il tifoso del Sorrento, che vedeva la sua squadra del cuore accreditarsi quale autorevole protagonista, erano pomeriggi di gloria, di sorrisi, di speranze e di splendidi orizzonti sempre più in vista. Sorrento voleva far parlare di sé anche per i successi nel calcio pur nella sua regalità estetica, e non solo per un panorama famoso in tutto il mondo dove la notte brillano le lampare e la bianca scia di un’elica. Il tifoso del Sorrento fremeva sin dalla mattina in quel 5 giugno 2011, ma anche dalla notte prima, sperando di ribaltare i due gol subiti al “Bentegodi” di Verona. C’era il clima delle grandi occasioni, un esodo biblico giunto dalla città di Giulietta, si parlava di Sorrento come una bella e ambiziosa realtà di provincia dalla volontà di emergere. Cosa pensò il tifoso del Sorrento quando De Giosa sbloccò subito il risultato? Probabilmente, fino al beffardo pari di Berrettoni, visse i minuti più emozionanti degli ultimi 40 anni. Impossibile essere lucidi, improbabile non palpitare, tutti uniti per sognare. Ma quella squadra, che aveva Simonelli in panchina, non riuscì a defenestrare il Verona. Il tifoso del Sorrento era deluso ma sapeva che anche l’anno successivo ci sarebbe stato un altro assalto. Senza Paulinho ma con Ginestra al centro dell’attacco. Ancora per un’altra stagione, il tifoso del Sorrento, ha sperato che i play off, facessero assurgere la squadra dove sognava di sbarcare da due anni. Anche in quel 20 maggio 2012, ci fu una mobilitazione di massa, il “Campo Italia” tracimava entusiasmo e sostegno, si sperava di piegare il Carpi per andare più tranquilli in terra emiliana a giocarsi la finale. Ma si capitolò tra le mura amiche, e il tifoso del Sorrento dovette ingoiare un’altra cocente delusione perché, poi, non si confezionò il miracolo di vincere al “Cabassi” con due gol di scarto. Sogno serie B sfumato per il secondo anno consecutivo e progetto ridimensionato. Perché, oltre all’amarezza per il giudizio impietoso del campo, il tifoso del Sorrento, ha temuto seriamente nel fallimento. Quello che si è materializzato in campo in un’annata sciagurata, culminata nell’altrettanto sciagurato play out contro il Prato. Cosa ha pensato in quel momento il tifoso del Sorrento che, due anni prima sognava una ipotetica festa serie B, mentre vedeva quei colori rossoneri scendere mestamente di categoria? Pensava che ci sarebbe stata una pronta risalita o l’inizio di un periodo di oscurantismo? Troppi interrogativi a cui non saper rispondere. Il tifoso del Sorrento, in quei momenti, pensava soprattutto alla necessità che qualcuno avesse a cuore le sorti del calcio in costiera e la dignità della gente. Ora ci troviamo in un bivio, negli ultimi tre anni sono stati giocati due play off e un play out, con un epilogo sempre negativo, neanche a farlo apposta questi spareggi possono essere definiti sia off e che out, a seconda dell’interpretazione, in panchina c’è lo stesso allenatore di tre anni prima, che la storia abbia in mente il copione di un incredibile riscatto? Adesso, sì proprio adesso, chissà cosa stia pensando il tifoso del Sorrento? Magari proprio quello che, ad un certo punto dell’anno, ha deciso di disertare lo stadio per quell’onta sbattutagli in faccia. Quel tifoso ha deciso di ritornare sui propri passi e di esserci in un momento così delicato, resosi conto dell’inutilità di stare sul piede di guerra di fronte al richiamo del cuore che grida il bisogno d’amore. Per il quarto anno consecutivo il solo campionato non è bastato per determinare la categoria che il Sorrento andrà a disputare l’anno successivo, negli ultimi tre il risultato finale è stato sempre improntato alla disillusione, al tifoso rossonero è rimasta ora una speranza. Quella di restare in una categoria in cui, dagli albori della storia, si è giocato sia per scalarla che per mantenerla e che, l’anno prossimo, avrà tante squadre blasonate e tanti stadi e tappe suggestive: si pensi al “Menti” di Castellammare, all’“Arechi” di Salerno, al “Giraud” di Torre Annunziata. E tu cosa pensi, tifoso del Sorrento? Che in queste domeniche, magari con sole bollente, spiagge affollate e turisti a ogni angolo, è il caso di andare a seguire la squadra? Pensi questo? Se sì, allora facciamo arrivare il messaggio ai giocatori affinché scendano in campo consapevoli di ciò che i sorrentini hanno nel cuore….

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