SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI. Così non va. Assolutamente! Il Sorrento è in crisi, purtroppo, questo succede quando non si vincono partite che avresti meritato di portare a casa. Succede che cali il morale e lo stato d’animo incida sulle partite successive. Questo è successo al Sorrento a Leonforte, dove si è consumata una Caporetto. La crisi c’è ed è inquietante. I numeri sono da brividi: quattro sconfitte in cinque partite (sei se ci aggiungiamo quella di coppa Italia), e nove gol subiti nelle ultime tre gare. Sono dati spaventosi, che devono indurre la società a guardarsi intorno e a prendere provvedimenti. Chi ci soffre maledettamente è il tifoso che, da tre anni, subisce umiliazioni a ripetizione. Succedeva tre anni fa in Prima Divisione, lo stesso l’anno scorso in Seconda, ora anche in serie D. Mala tempora currunt. Ma quando finirà questo stillicidio? Dopo la trasferta sicula, non ci sono giustificazioni, è un 3-0 poco commentabile. La rabbia è tanta, trabocca, esonda, perché ci si è stancati di essere svillaneggiati in ogni dove. Meglio tuonare adesso ed evitare che finisca come negli ultimi due anni. Si è partiti decisamente male, e bisogna correre ai ripari finché si è in tempo. Già la rabbia è ai massimi livelli, ciò che può farla aumentare è sentir dire che hanno pesato le assenze di Garbini e Iuliano. Fortunatamente nessuno l’ha fatto, certo stiamo parlando di due giocatori importantissimi, forse i punti di forza di due reparti, ma giustificare così una disfatta mortificante, significa prendere in giro la gente. Ad Agropoli ha influito l’inferiorità numerica, in casa con la Nuova Gioiese ci si è abbandonati al cupio dissolvi, ma ora non resta altro che recitare il mea culpa. Purtroppo, la legge del calcio è spietata: quando non vinci le partite che dovevi vincere, puoi cadere nella trappola della frustrazione. Si può fare un esempio non molto lontano: un anno fa, il Sorrento di mister Chiappino fu beffato nel doppio impegno casalingo con Chieti e Teramo, due sconfitte assurde, poi si andò a Foggia giocando con orgoglio e personalità subendo un ko ma uscendo con onore e testa alta. Si aveva la sensazione che, giocando con quella intensità, non ci sarebbe stato scampo per il Martina Franca, peraltro l’avversario più abbordabile delle quattro, ma che, invece, espugnò Via Califano. Nel calcio, se non arrivano i risultati, diventi nervoso, frenetico e finisci per capitolare ancora. È successo al Sorrento dello scorso anno, e lo stesso sta accadendo ora. Sulla carta, la squadra non è da bassifondi, eppure vi è impantanata, collezionando numeri che sconcertano. Davvero c’è poco da dire dopo un 3-0 incassato contro una squadra composta in prevalenza da giovani, un tonfo del genere impone degli interrogativi. Sarebbe sbagliato iniziare la caccia al responsabile, tutti lo sono, tutti sono sotto processo, perché la colpa è di tutti. In qualche modo, bisogna trovare il modo di rialzarsi immediatamente, sperando che anche la società dia un segnale forte sia alla squadra che ai tifosi. Il tempo delle scuse è finito, l’orgoglio rossonero deve venire fuori in questo momento, che non si registrino più pomeriggi così. Troppo pesante questa sconfitta per essere indifferenti o per aspettare progressi, che ci si guardi tutti negli occhi alla ripresa degli allenamenti, chi non si sente ferito e umiliato allora è bene che faccia le valigie. Basta una vittoria per riacquistare fiducia, che si parta già da domenica per cancellare un pomeriggio da cani.

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