SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI. Ci sono momenti in cui si ha difficoltà a commentare una partita di calcio. Soprattutto quando una squadra, in una sfida in cui è in gioco il professionismo, termina il primo tempo sotto di quattro reti e con due uomini in meno. Da horror. Un Sorrento imbarazzante è stato sbranato dall’Arzanese. È il primo pensiero che viene in mente, a caldo, quando la realtà è impietosa e la lucidità appannata. Sì, si è avuta questa sensazione, quella di essere stati sbranati. Da una squadra, quella biancoceleste, scesa in campo per azzannare, con i denti affilati, animata da uno spirito di agonismo e ferocia. Mentre il Sorrento, subito il primo gol, si è liquefatto, schiavo di una personalità non confacente ad un appuntamento simile. Perché quando non si riesce mai a recuperare da un gol di svantaggio, significa che qualcosa non va e, accorgendosi di ciò, il dovere professionale impone di lavorarci su. Fare un lavoro mentale ed emotivo perché non ci si senta sconfitti già dopo la prima rete subita e, visto lo scempio consumatosi a Frattamaggiore, le cose sono due: o i giocatori sono così soggetti all’emotività da farsela addosso puntualmente o il lavoro svolto (sempre ammesso che sia stato svolto in tal senso) ha presentato notevoli lacune.

Si sapeva che l’Arzanese, nonostante l’assenza di una pedina preziosa come Sandomenico, avrebbe presentato un parco attaccanti degno di grande attenzione e concentrazione, ma la difesa rossonera non ha fatto altro che prestare il proprio fianco. Il gol che ha sbloccato la gara è stato anche abbastanza fortuito e rocambolesco ma bisogna reagire, cosa che non è stata fatta, checché ne dica mister Simonelli. Al quale non possono essere attribuite tutte le responsabilità di una simile disfatta, sarebbe troppo facile mettere squadra e allenatore sul banco degli imputati e dare il via a processi e sentenze. Certo, va detto che la difesa è stata in panne anche in occasione del secondo gol di Umberto Improta, che si poteva tranquillamente evitare se Miranda non fosse uscito con colpevole ritardo. Per non parlare del rigore concesso, retroguardia ancora perforata senza alcun problema e Pisani che si tuffa e para senza guantoni, già era stato espulso Villagatti, fuori un altro difensore e Ripa che metteva la palla sul dischetto per realizzare il 3-0. Il peggio del peggio. Poi non sorprendeva la tripletta personale dell’ex rossonero con gli uomini di Simonelli che affondavano sempre di più. Non deve essere stato semplice per loro rientrare negli spogliatoi sapendo di dover giocare altri 45′ con dei tifosi inferociti. Nella ripresa, ci si è anche dovuti accontentare che i propri avversari non abbiano deciso di infierire, mai ci si sarebbe sognati di rammaricarsi per non essere retrocessi direttamente. Si sarebbe evitata una simile vergogna perché è inutile andare avanti quando devi essere stracciato, lacerato, ridotto a brandelli.

Non si mette in dubbio l’impegno e la professionalità con cui si è preparata la sfida, ma diventa tutto inutile quando manca il carattere, la spina dorsale per ribattere ad un colpo subito, per affrontare i marosi di un incontro denso di insidie e pathos. Si è stati inceneriti da una squadra che, all’ultima giornata, ha dovuto sperare che il Messina, già salvo da un pezzo, battesse il Martina Franca, altrimenti sarebbe stata fuori dai giochi. Ma questo non fa altro che aumentare i meriti di un’Arzanese per la quale è giusto che ci siano peana, il miracolo sportivo è sempre più vicino. Impossibile immaginare ko più pesante, difficile fare peggio al ritorno. La ferita è sanguinosa, il morale è a terra, lo stato mentale è di profondo smarrimento e confusione, si può perdere la categoria ma non se stessi. E pensare che i tifosi avevano deciso di ritornare a seguire la squadra, se ne saranno pentiti amaramente, ce la stanno mettendo tutta per anestetizzarne il cuore. Qualcuno ne dovrà rispondere, ci sono situazioni in cui non regge neanche la pazienza. Soprattutto quando si disonora una maglia e una storia.

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