SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI.   Vive in simbiosi con la sua cartellina in cui brulicano appunti e fogli di quotidiani, ritaglia quelli delle classifiche e dei tabellini. Sintomo che Giuseppe Spasiano, firma di PositanoNews.it, è molto attento a tutti i particolari, non trascura alcunché quando si tratta di parlare del Sorrento. Segue le partite casalinghe dal settore inferiore, poi emerge per entrare in sala stampa quando è tempo di aguzzare le orecchie per appuntare le dichiarazioni di chi si presenta agli organi di informazione. Lo contattiamo perché vogliamo raccogliere anche il suo parere circa il campionato del Sorrento, di cui si è detto già tanto ma, più ci si confronta, più possono emergere aspetti reconditi.

QUESTIONE DI ESPERIENZA – La prima domanda che gli rivolgiamo è sempre relativa a quello che è stato il percorso della squadra affidata prima a Chiappino per poi passare nelle mani di Simonelli. Tra vicissitudini e slanci, si è riusciti a conquistare un posto negli spareggi, anche se ad un soffio dal nono posto. Più grande la delusione o è tempo di concentrarsi esclusivamente a mantenere la categoria? “Ci può essere delusione fino ad un certo punto, perché ci sono stati troppi fattori concatenati che hanno condizionato l’annata. L’amarezza ci può essere se guardiamo il valore dei giocatori che, presi singolarmente con curriculum alla mano, possono lottare per qualcosa di molto più ambizioso. È stato comunque un campionato strano, si sapeva che sarebbe stato difficile anche per come era stato programmato. Magari, se fosse arrivato almeno qualche pareggio nei nove sciagurati scivoloni casalinghi, staremmo parlando di tutt’altro. Ora non resta che dare tutto in questi spareggi, l’augurio è che già a partire dalla gara di domenica prossima contro l’Arzanese, si possa avere la giusta serenità per affrontarla nel migliore dei modi”. Come scritto già nell’incipit, il Sorrento ha avuto due timonieri in stagione: il primo è stato una scommessa che, pur destando impressioni positive, non si stava rivelando vincente, mentre il secondo è stato un usato sicuro che ha condotto i rossoneri alla lotteria degli spareggi. Il collega costiero ci esterna il suo pensiero: “Non si può giudicare Chiappino in modo completo, per il semplice fatto che aveva allenato la Primavera del Genoa. Ha dimostrato di essere un buon allenatore, capace di dare alla squadra un gioco arioso e propositivo ma, a mio modo di vedere, gli sarebbe stato utile un anno di esperienza in una squadra di serie D. Perché, in fondo, gli è mancata proprio quella, la tanto anelata esperienza di cui è stato portatore Simonelli. Il quale ha trasmesso ai giocatori la sua mentalità di allenatore navigato sebbene, in qualche partita, non tutti abbiano interpretato bene le sue direttive”. Che i due tecnici siano molto diversi, è innegabile. L’uno predilige una manovra a vocazione offensiva, l’altro cura con modi maniacali l’equilibrio difensivo e per rafforzare il concetto chiediamo cosa, a livello tattico, differenzia i due: “Con Chiappino al timone era un Sorrento che si presentava con un 4-3-3 troppo sbilanciato, come idea non era male, ma avrebbe potuto portare dei frutti con una squadra esperta, composta in prevalenza da “marpioni”, magari sette giocatori, con una certa carriera alle spalle, e altri alle prime armi. Mentre Simonelli ha adottato inizialmente il 3-5-2 ma, vedendo che con quella impostazione non arrivavano i progressi sperati, ha optato per un 4-4-2 che si è rivelato il modulo migliore”.

ROULETTE RUSSA – Non c’è dubbio che il Sorrento abbia peccato di continuità, il rendimento è stato troppo altalenante. Dopo una prestazione brillante e convincente, una settimana dopo se ne sfoderava una scialba e sottotono. Dopo una gara ricca di gol, poi si faticava a scardinare le difese. Dopo un filotto con una difesa ermetica, poi si capitolava più volte in una sola partita. Il team rossonero è stato un po’ dr. Jekyll e md. Hyde: doppia personalità, doppio volto, modalità di reazione sempre diverse. Solo nell’ultima fase di campionato, si è avuta la sensazione di essere usciti dal vortice dal bipolarismo. Da Giuseppe Spasiano ci facciamo dire che partite ricorda con maggiore esaltazione e altre in cui il rammarico l’ha fatta da padrone: “Ricordo con grande piacere il colpo esterno al “Bisceglia” di Aversa, lì si vide un grande Sorrento, esplosivo e prolifico. Un altro blitz, questa volta anche più importante, è stato quello di Frattamaggiore contro l’Arzanese, fu una vittoria diversa, di misura, ma portata a casa con la capacità di essere cinici e di saper soffrire. Oltre a queste due importanti vittorie che hanno visto il Sorrento corsaro, è giusto sottolineare le partite in cui ci si è imposti in casa, mi riferisco a quelle dell’ultimo periodo contro Foggia, Tuttocuoio e Melfi. Invece, non saprei dire quale sia stata quella che mi ha lasciato maggiore amaro in bocca, mi viene in mente quella di Caserta dove, il doppio vantaggio dei falchetti, sembrava aver steso i rossoneri che, nel momento peggiore, ritornarono in partita con il gol di Musetti. Per tutto il secondo tempo, non ci fu un grande dominio rossoblu e, con un episodio favorevoli, si poteva addirittura impattare in casa della capolista”. Ma così come la squadra è stata incostante, alcuni giocatori hanno garantito sempre un certo standard di rendimento. Parlando dei singoli, il nostro intervistato si allinea alla considerazione per cui, alcuni elementi, si sono mostrati imprescindibili: “Diciamo che c’è sempre stato un giocatore per reparto a mantenersi oltre la sufficienza. Penso a Villagatti per la difesa, Danucci per il centrocampo e in attacco Maiorino e Innocenti, quest’ultimo nelle poche partite che ha disputato. Se l’ex Andria è uno che tiene alta la squadra con la sua presenza ingombrante nell’area avversaria, il tarantino è uno che spacca le difese con la sua effervescenza. Possiamo tranquillamente sostenere che tutti abbiano chiuso il campionato in crescendo, penso a Catania ma anche ad Imparato, i disagi iniziali sono spariti ora si sta esprimendo a grandi livelli sulla sua corsia di competenza. Non perché non voglia espormi contro i giocatori, ma davvero faccio fatica ad individuare qualcuno da bocciare si può aggiungere, ad onor del vero, che in alcune partite tutti, anche i migliori, hanno avuto dei clamorosi black out”. Che l’Arzanese non sia un’avversaria abbordabile lo testimonia il girone di ritorno mostruoso degli uomini di Sasà Marra. Che avrebbero tallonato il Messina per la leadership del girone, sul podio ci è finito anche il Sorrento, subito dietro ai biancocelesti. A conferma della virata delle due squadre che, dopo il giro di boa, sembravano sul punto di naufragare. Domenica si parte con la prima gara, il teatro è lo stadio “Ianniello” di Frattamaggiore, si avvicina l’evento e cresce il fermento: “Queste sono partite da roulette russa, ma i rossoneri possono farcela. L’Arzanese sarà sostenuta da più di mille tifosi, c’è un Ripa che sembra tornato quello dei tempi migliori e proverà a recitare il ruolo di carnefice contro la sua ex squadra. Il Sorrento, da par suo, deve scendere in campo con determinazione e mantenere sempre alta la concentrazione ma, l’aspetto più importante, è non cadere nelle trappole che, inevitabilmente, ci saranno. Con lucidità e nervi saldi si potrà riuscire ad arrivare fino in fondo”.

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