SERVIZIO DI STEFANO SICA

Una domenica da incubo, imbarazzante per il Football Club Sorrento e, forse, per la dignità nuda e cruda dei suoi stessi interpreti. La Sancataldese passa al campo Italia (3-1) nella prima semifinale play-off (ritorno fra sette giorni in Sicilia) ed ipoteca la finalissima nazionale per approdare in D. Rabbia e delusione per i quasi 1000 spettatori presenti sugli spalti, che sognavano ed immaginavano un altro epilogo.

Nei costieri, mister Turi non deroga dal 4-3-3 e sceglie la formazione provata più volte nel corso delle amichevoli post-campionato. In porta, Santaniello non ce la fa e c’è spazio per Russo, mentre in difesa posto fisso per Vanin a destra e De Gregorio a sinistra con Maury e Scognamiglio al centro. Centrocampo ed attacco totalmente over: in mediana, Maisto fa da play con Temponi e De Rosa ai lati, davanti ci sono i soliti Del Sorbo, Scarpa e Vitale. Gli ospiti di Rosario Marcenò puntano invece sul 3-5-2 con il coloured Bello e Yuri Di Marco esterni e Palazzolo che, in fase offensiva, va ad affiancare Bruno e Montalbano.

Ma l’inizio è scioccante: proprio Bruno sfonda a sinistra non trovando opposizione in De Rosa, Maury respinge corto il traversone basso e il diagonale di Montalbano fulmina Russo (6′). L’angolo di Scarpa non è carpito da Scognamiglio per un soffio poi, al 12′, ecco il bis: Prezzabile, approfittando di una dormita di De Rosa e Maisto che capiscono tardi il suo movimento, si catapulta sul pallone e gira al volo una botta che si spegne sotto la traversa. Sulle tribune sale lo sconcerto e monta l’incredulità. In Curva Sud, è l’apoteosi totale per i 150 tifosi ospiti. I siciliani corrono di più, lottano con un cuore insospettabile, non danno punti di riferimento davanti (Montalbano e Bruno si scambiano spesso le posizioni) e limitano Del Sorbo capendo alla fonte come giocano i rossoneri. Tanto che i costieri o ricorrono ai lanci lunghi da posizioni di campo improbabili, o provano la fiondata dalla distanza. Come nelle iniziative di De Rosa e Temponi (conclusioni che non centrano la porta). Il numero uno verde-amaranto, il ’98 Dolenti, non si sporca mai i guantoni. Strano, ma vero. Quando scocca la mezz’ora, Turi rinuncia a Maisto e punta le sue fiches sul 4-2-4 con l’ingresso di Gargiulo. Un certo predominio territoriale c’è, anche un pizzico di generosità. Ma tanto, troppo fumo. La Sancataldese, che dopo i primi 20 minuti di fuoco inizia maggiormente a gestire le forze, interpreta la fase difensiva in modo furioso ma anche con tanto ordine. E va vicina al tris, quando Montalbano, sfuggito a Maury, arriva quasi in solitudine dalle parti di Russo ma, pensando ad un intervento dell’arbitro, si ferma sentendo un fischio proveniente, in realtà, dalla tribuna. Vitale spedisce il proprio diagonale a lato e una punizione di Scarpa (assolutamente assente dalla contesa) trova l’inzuccata debole di Del Sorbo (para Dolenti). In pieno recupero (47′) si accende la fiammella della speranza: Maury, sugli sviluppi di un angolo, spinge di piatto la palla dentro. Ed è sull’1-2 che si va al riposo.

La ripresa lascia nell’atmosfera solo le aspettative. Perché, se possibile, è persino peggiore del primo tempo. Un gol trovato miracolosamente prima dell’intervallo dovrebbe fungere da eccitante per un Sorrento che, invece, pian piano implode, si marginalizza e poi scompare. Il colpo di testa di Scognamiglio, su corner di Scarpa, termina fuori e il tiro-cross di Gargiulo non ha sorte migliore. Lograsso, subentrato a Palazzolo in casa Sancataldese, vola palla al piede verso la porta avversaria, De Rosa non lo contiene e solo Scognamiglio riesce a neutralizzarlo in extremis spazzando in angolo. Vitale si produce in una bella sforbiciata (unica trama rossonera degna di nota) su sponda di Temponi (palla sul fondo) e al 56′ la frittata è definitivamente compiuta: Maury sale maldestramente e la verticalizzazione pregevole di Bruno finisce per tagliare in due la squadra di Turi, Scognamiglio non ce la fa a recuperare e Lograsso quasi scherza con Russo beffandolo da pochi passi. A quel punto, il Fc Sorrento spegne totalmente la luce, preferisce non reagire e attende placidamente il 90′. Il primo assistente, il pistoiese Donati, vede il fuorigioco sul gol di Bruno, quindi le fiondate di De Rosa e Mensah (quest’ultimo entrato al posto di De Rosa alla mezz’ora) vengono ben parate da Dolenti. In sostanza, più di mezz’ora di nulla assoluto per i rossoneri, nei quali prevale la voglia di vacanza. Nella Sud, letteralmente impazzita, parte “il pianto di Maria”, una canzone che contraddistingue da sempre il tifo santacaldese. “Ammuttamu” (spingiamo), è la parola d’ordine. Anche adesso, con l’avversario al tappeto, mai fermarsi. E la Sancataldese l’ultima goccia di sudore la spende fino a quando il direttore di gara, il lucchese Picchi, non sancisce la fine di uno strazio infinito per Scarpa e compagni.

Di chiose non ce ne sono molte da fare. Quella della Sancataldese, oltre che tecnica ed atletica, è stata una lezione soprattutto di umiltà, di fame, di ambizioni. La favola verde-amaranto è tutta qui, in una distinta che presentava due ’98, un ’97, un ’96 e, comunque, solo due giocatori nati prima del 1990: Maniscalco e Salvatore Di Marco. E’ la piccola impresa del tecnico Rosario Marcenò. E ora per i rossoneri la strada è tremendamente in salita. Nulla è perso, ma nulla sarà possibile con questo atteggiamento. La settimana di passione a Via Califano è appena iniziata e non sarà facile per i calciatori. In tutti i sensi.

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