(SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI). Non è per niente facile essere il portiere del Sorrento. Negli ultimi anni, a difendere i pali dei costieri, c’è stato Generoso Rossi che è stato prima capitano, poi idolo e bandiera. La sua mancata riconferma per questa stagione, ha indisposto qualche nostalgico che si “crogiola” nell’adorazione delle figure del passato. Un atteggiamento che non giova all’attuale interprete del ruolo ma che, forse, è solo frutto di un immarcescibile rapporto d’amore tra una tifoseria e un beniamino che ha dato tanto in professionalità e attaccamento alla maglia. Sta di fatto che ora il portiere titolare del Sorrento si chiama Giuseppe Polizzi, al suo secondo campionato in rossonero e che, soprattutto in questa stagione, sta dimostrando il proprio valore. Viene da due prestazioni sugli scudi contro Aprilia e Cosenza, due vittorie più che meritate ma che potevano trasformarsi in beffe qualora non ci fosse stato lui a superarsi. Da oggetto di perenne dibattito in sicurezza, con i mugugni trasformatisi in applausi, è la strada di chi deve superare lo scetticismo per emergere. E, ai nostri microfoni, si esprime in questi termini: “Si sa che sono sempre stato in discussione, ma non mi interessava più di tanto ciò che si diceva di me né dell’ombra di qualcun altro. Ho sempre pensato a dimostrare il mio valore e a far capire alla società di non aver sbagliato a darmi fiducia. Finora quando sono sceso in campo ho pensato esclusivamente a difendere i pali del Sorrento con il massimo impegno, voglio ottenere la salvezza con questa maglia e ci credo con tutto me stesso”. Nella gara con il Cosenza, ad un certo punto, ha tenuto tutti con il fiato sospeso a causa di problemi fisici, e la sua presenza a Poggibonsi è in dubbio: “Non so se riuscirò a recuperare per domenica, continuo ad accusare fastidi per questa elongazione al retto femorale”. Ecco cosa lo tormenta, ma preferiamo cambiare argomento e parlare di questo Sorrento che, mai come ora, deve credere nella permanenza tra i professionisti: “Ci abbiamo sempre creduto, non c’è stato un momento in cui non l’abbiamo fatto anche quando i risultati non arrivavano. Ecco, era un problema solo di risultati, ma abbiamo sempre lavorato tantissimo e continuiamo a farlo. Poi con il nuovo allenatore siamo più compatti e ci difendiamo meglio, ma siamo una squadra con dei valori importanti, anche se non abbiamo fatto ancora niente”. Parole da leader, di chi ha schiena dritta e spalle larghe. Rifugge dalle celebrazioni personali e alla squadra, ma ci interessa approfondire il passaggio in cui ha attribuito al nuovo tecnico meriti importanti: “Abbiamo lavorato con due grandi tecnici, anche con Chiappino offrivamo un bel gioco, ma probabilmente Simonelli è arrivato in un momento in cui ci serviva la carica e le motivazioni che è riuscito a darci. L’attuale allenatore è preparato ed un grande motivatore, ritengo che possa essere l’uomo giusto. Questo senza togliere meriti al suo predecessore, che ha pagato la mancanza di risultati”. Chiediamo al portiere siciliano quanto sia stato importante, per alleggerire la condizione mentale, ritornare al successo casalingo. Soprattutto in un doppio confronto: “Ad un certo punto giocare nel nostro stadio ci terrorizzava, poi il successo contro l’Aprilia ci ha fatto scattare una molla psicologica e ci siamo caricati tantissimo fino a battere anche il Cosenza, squadra attrezzata per stare nei piani alti. Ed è naturale che vincere partite simili faccia crescere l’autostima del gruppo ma, ripeto, non abbiamo fatto nulla di eccezionale, bisogna tenere i piedi ben saldi a terra e concentrarsi già alla prossima partita”. Chiosa finale sui nuovi innesti: “Quando arrivano giocatori di un certo calibro è solo un bene per la squadra, già si sono resi utili sposando con la giusta mentalità la nostra causa, possono darci una mano per raggiungere l’obiettivo di mantenere la categoria”.

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