ESCLUSIVA DI MAURIZIO LONGHI. L’emozione non ha voce, ma ha una data: 29 agosto 1971. Come musica d’estate. Il Sorrento è in cadetteria, ma c’è prima la coppa Italia da giocare. La partita non è una qualsiasi, da Via Califano a Fuorigrotta. Il tragitto che dalla costiera conduce al San Paolo, la via della vittoria, la strada della gloria. E come un’anima si spande, e poi la voglia sai, ti prende. I rossoneri violano il tempio dei partenopei, con Paolino Bozza che viola la porta di un mostro sacro come Dino Zoff. Uno che, dopo aver difeso i pali del Napoli, ha vissuto grandi stagioni anche con la maglia della Juventus fino a vincere il Mondiale in Spagna nel 1982, a coronamento di una carriera straordinaria e memorabile. Tante le soddisfazioni per lui, copiose e inenarrabili, ma anche qualche inevitabile amarezza. Per un portiere, anche subire un solo gol è causa di rabbia, figurarsi se poi si rivela decisivo per il flop di una partita.

Il caro Zoff avrà anche alzato la coppa del Mondo sotto il cielo di Madrid, ma l’immagine di quando capitolò sotto il rasoterra di Bozza non si è dileguata e, ai nostri microfoni, ce lo confessa: “Cosa ricordo di quella partita? E be’ la grande delusione, no? – sorride – delusione anche perché avrei voluto giocare nel Sorrento. Ricordo anche il gol siglato da quell’attaccante, fu una sconfitta meritata perché non scendemmo in campo nel modo giusto. Che poi quella gara sia entrata nella storia del Sorrento, ci credo, basti pensare che, a distanza di tutti questi anni, la ricordate ancora…” – altro sorriso da parte sua – . Chissà se gli sia balenata dentro un po’ di quell’amarezza che non avrebbe voluto rivangare, un sorriso può celare emozioni indecifrabili. Dall’altro capo della cornetta, non lo immaginiamo serioso come spesso si mostra davanti alle telecamere, ma con lo sguardo perso in un punto preciso mentre è in corso il suo viaggio nel tempo. Riassapora quella delusione e gli viene in mente ancora altro: “Sbagliammo soprattutto l’approccio, eravamo molli, poco determinati e così fummo castigati. Ma succede nel calcio, è una logica conseguenza, se non hai la giusta attenzione nelle partite, giustamente, gli avversari ti puniscono ed è ciò che capitò a noi”. La partita no, insomma. Dalle reminiscenze di Zoff, quel Napoli incappò in una gara negativa prestando il fianco a quel Sorrento sbarazzino e intraprendente che davvero fece tremare Altafini e compagni. Eppure, a giudicare dall’amaro in bocca che lasciò quella sconfitta, ci pare di capire che ci fosse tanta voglia di prevalere: “Certo che ne avevamo voglia, ma fu una partita strana, c’era grande entusiasmo da parte dei giocatori rossoneri e non riuscimmo neanche ad avere una buona reazione. Anzi, in partite simili, non solo si fa fatica a cambiare la situazione ma si rischia di subire anche il secondo gol”.

A seguire quella partita ai bordi del campo c’era Achille Lauro, il “Comandante” aveva il cuore diviso a metà, era la figura di spicco della società costiera con il dottor Andrea Torino, ma era ancora presidente onorario del Napoli dopo una lunghissima militanza al vertice del sodalizio partenopeo su cui, in quel periodo, era insediato Corrado Ferlaino. L’ingegnere sarà sempre ricordato come il presidente che ingaggiò Maradona e vinse i due scudetti, ma anche lui dovette ingoiare quel boccone amaro contro una squadra di provincia appena promossa tra i cadetti. Tornando a Dino Zoff, gli chiediamo che impressione ebbe di quell’undici guidato da Nicola D’Alessio: “Ricordo una squadra molto motivata, desiderosa di mettersi in mostra in uno stadio come il San Paolo. Si vedeva che creava un certo effetto e affrontarono la gara con il piglio giusto. C’è da dire che noi non eravamo una squadra formidabile come qualche anno prima, ma ci facevamo comunque valere in serie A nonostante non fossimo da primissimi posti ma più da metà classifica”. Da altre testimonianze raccolte di quella partita, c’è chi l’ha considerata illusoria per il Sorrento perché non diede le giuste indicazioni sull’effettivo valore di quell’organico che, si pensava all’altezza di un campionato tranquillo in serie B, mentre l’annata venne funestata dalla retrocessione. Zoff si allinea alla considerazione: “Forse è vero, battere in casa una squadra di serie A poteva indurre a pensare di essere superiori alle proprie concorrenti, ma poi durante il campionato ci si è accorti di aver commesso un errore di valutazione”. Di quella stagione l’epilogo non è stato positivo, ma ci sono partite in cui, d’emblée, ti rendi conto che non dimenticherai mai. L’emozione non ha voce, nella gioia del popolo sorrentino che sa parlar d’amore…

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